lunedì 10 gennaio 2011

la nuova contabilità ambientale degli eco-ragionieri

Lo sviluppo sostenibile passa anche attraverso le partite doppie: dalla finanza pubblica indiana ai commercialisti italiani, due casi macro e micro di green accounting.


Da quando Barack Obama ha incentrato parte della sua campagna elettorale sulla green economy, ovvero sulle prospettive imprenditoriali e profittevoli  di un’economia attenta alle esigenze dell’ambiente, il tema dello sviluppo sostenibile ha smesso di sembrare un’astrazione, appannaggio di filosofi ed ecologisti, ed è stato rivalutato come un serbatoio di opportunità concrete per il mondo del lavoro e delle imprese.  L’impegno profuso  sul fronte della sostenibilità coinvolge, ormai, settori sempre più ampi della società, sia in “verticale”, dagli enti locali e le piccole imprese fino ai vertici istituzionali e ai capitani d’industria, sia in “orizzontale”, dagli addetti ai lavori fino ai mestieri e ai settori apparentemente più distanti dall’ecologia.
A tal proposito, uno degli aspetti  della sostenibilità più sottovalutati nel dibattito pubblico riguarda le discipline statistiche e contabili; se è vero che gli indicatori economici hanno nascosto i dissesti ambientali provocati dal nostro sistema economico, è necessario aggiornare i filtri attraverso cui raccogliamo dati e informazioni sulla realtà circostante, per meglio comprendere e prevedere le conseguenze delle nostre azioni. In piena crisi economica, il presidente francese Sarkozy non ha esitato a dare un segnale importante in questa direzione, istituendo una Commissione per la misurazione delle performance economiche e del progresso sociale, diretta dai premi Nobel Stiglitz, Sen e Fituossi: le conclusioni del primo rapporto della Commissione hanno tracciato le linee guida utili a rovesciare  la cosiddetta “dittatura del PIL”, schiacciata sul profitto e ignara delle variabili ecologiche (www.stiglitz-sen-fitoussi.fr).
Un’analoga iniziativa sta per essere intrapresa dal governo dell’India che, stimolato da uno studio delle Nazioni Unite sull’economia degli ecosistemi e della biodiversità (www.teebweb.org), ha intenzione di affiancare al bilancio dei conti dello stato un “bilancio ambientale” dei capitai naturali del paese.  Pavan Sukhdev, economista indiano a capo dello studio internazionale, ha sottolineato l’insensatezza di escludere dal bilancio di uno stato le sue risorse naturali, dal momento che si tratta di veri e propri asset determinanti per lo sviluppo presente e futuro di una società; è invece necessario registrare i dare e avere ecologici per non trovarsi improvvisamente insolventi nei confronti del proprio ecosistema (www.guardian.co.uk ). Se Nuova Delhi attuerà quest’ambizioso programma, l’iniziativa indiana costituirà il primo esempio macroeconomico di green accounting ufficialmente implementato da uno stato sovrano.
Nel cortile di casa nostra, al contrario, l’attenzione della politica nazionale nei confronti dell’ambiente latita e, sempre più spesso, gli esempi virtuosi provengono direttamente dai territori o dalla società civile. E’ il caso dell’ultimo Congresso nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, appena svolto a Napoli tra il 21 e il 23 ottobre, che si è distinto per aver promosso gli strumenti del green accounting microeconomico, utili alle aziende e agli enti locali che vogliano contabilizzare l’impatto ecologico delle proprie attività. Oltre gli interessi di categoria, i commercialisti hanno dimostrato un’insolita sensibilità ambientale per un ordine professionale, testimoniata dalla conferenza sulla green economy in cui sono intervenuti proprio i già citati Sen e Fitoussi, che in una video-intervista hanno discusso a tutto tondo sullo sviluppo sostenibile (www.commercialisti.it ).
Nella loro eterogeneità, le iniziative descritte rispecchiano fedelmente le molte sfaccettature della sostenibilità; dall’impegno multilaterale delle organizzazioni sovranazionali alle politiche statali, fino agli interessi privati o di categoria delle realtà imprenditoriali e professionali del territorio, la sfida ecologica coinvolge, sempre più, la società nel suo insieme, a testimonianza della trasversalità tanto delle sue minacce quanto delle sue opportunità.
 
 

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